Gioco d’azzardo: l’impegno della Regione per prevenzione, cura e assistenza

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I dati e le azioni contro le ludopatie

“La Regione Emilia-Romagna è contro il gioco d’azzardo, e lo siamo non a parole. Siamo sempre stati molto molto attenti a disinnescare e combattere i fenomeni di dipendenza dal gioco patologico”. L’assessore regionale al Commercio, Andrea Corsini, nel commentare alcune fonti di stampa secondo le quali la Giunta regionale starebbe applicando un atteggiamento più flessibile e più tollerante verso le sale slot, ha con chiarezza sottolineato come “da parte della Regione, non c’è nessun ammorbidimento nella lotta al gioco d’azzardo. È inutile cercare di trovare, nella nostra strategia contro le ludopatie, tentennamenti o ammiccamenti: non ce ne sono e non ce ne saranno. La chiusura, imposta dalla legge, di sale slot e videolottery nel raggio di 500 metri da luoghi sensibili, come scuole e ospedali, è certa e inesorabile”.

Per l'occasione si è quindi fatto il punto su investimenti, azioni e progetti della Regione in materia.

Prevenzione, cura e assistenza contro le ludopatie

La Regione ha destinato, dal Fondo per il gioco d’azzardo patologico per gli anni 2016 -2017, più di 7,4 milioni di euro (3 milioni e 700mila per ciascuna delle due annualità) per attività e progetti di prevenzione - rivolta a tutti i cittadini dell’Emilia-Romagna e fatta insieme ai Comuni all’interno dei Piani di zona - cura e assistenza delle persone affette da ludopatia. Le stesse somme saranno assegnate per le annualità 2018-2019.

Un problema che è esploso negli ultimi anni: nel 2017 sono state infatti 1521 le persone con problemi di dipendenza da gioco patologico prese in carico dai servizi competenti delle Aziende sanitarie della Regione, oltre il triplo di quelle assistite nel 2010 (512).

A questi utenti vanno poi aggiunti coloro che si rivolgono direttamente ai gruppi di auto-mutuo-aiuto dei "Giocatori anonimi" e i familiari che frequentano i gruppi "Gamanon", associazioni con le quali la Regione ha sottoscritto un protocollo di collaborazione.

Ancora prima, nel 2016, inoltre, la Giunta aveva messo a punto il nuovo “Programma regionale Dipendenze patologiche”, per la prevenzione, la cura e il contrasto a tutte le dipendenze: da sostanze legali, quindi alcol e tabacco, illegali (oppiacei, cocaina, cannabis), e dipendenze senza sostanze (gioco d’azzardo patologico). Uno strumento che, oltre a confermare le azioni già adottate per la prevenzione, il trattamento delle persone con dipendenza, la riduzione dei rischi correlati all’uso e la riduzione del danno, mette in campo percorsi differenziati per popolazione e tipo di dipendenza, promuovendo il lavoro di rete tra le istituzioni e il territorio, che nel tempo è stato rafforzato e diversificato, con l’obiettivo di dare risposte sempre più precise e centrate ai bisogni delle persone. 

 Gli esercizi “Slot free ER”

La Regione ha raddoppiato, lo scorso anno, i fondi per premiare gli esercenti “virtuosi” e responsabili che hanno deciso di dire no alle slot. Dai 150mila euro del 2017 si è passati, infatti, ai 300mila euro stanziati dalla Giunta regionale nel 2018.

Fondi che hanno permesso di far partire 30 progetti presentati da Comuni e Unioni dell’Emilia-Romagna con l’obiettivo di contrastare i fenomeni di dipendenza dal gioco d’azzardo e ridurre l’impatto e le ricadute sulla collettività in termini di costi, sicurezza e legalità.

Corsini: “Delocalizzazioni e mappatura, fatta chiarezza”

 “La delibera che abbiamo approvato in Giunta -  ha quindi spiegato Corsini - ha il solo scopo di chiarire alcuni punti della norma che rischiavano di generare problemi e confusione. In particolare, abbiamo agito su due fronti: il primo riguarda la proroga alle delocalizzazioni e il secondo la mappatura dei luoghi sensibili da parte dei Comuni”. 

“Nel primo caso abbiamo dato ai Comuni stessi la possibilità di prorogare per massimo sei mesi e valutando caso per caso, la delocalizzazione, ovvero lo spostamento delle attività da chiudere, in una zona libera da strutture sensibili. Ma spostamento o chiusura non sono negoziabili. Nel secondo caso si tratta di buon senso normativo. Mi spiego: se la sala si sposta, su indicazione del Comune, in una zona dove non ci sono luoghi sensibili e dopo poco la situazione cambia, ad esempio apre una casa-famiglia, che si fa? È ovvio che la struttura dovrà spostarsi perché incompatibile con la legge, ma è altrettanto ovvio che dovrà avere il tempo per delocalizzare di nuovo e trovare, in base alla nuova mappatura del Comune, un luogo diverso privo di zone sensibili nelle immediate vicinanze in cui insediarsi. Il fine di questa disposizione, lo ripeto, non apre una contrattazione: la sala dovrà necessariamente e obbligatoriamente spostarsi di nuovo, ma con tempi sostenibili sia per il Comune, sia per l’impresa che ha investito nella struttura”. 

(Fonte: https://sociale.regione.emilia-romagna.it)

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